Danza creativa nella disabilità psichica

La danza è una forma di espressione umana molto flessibile, la cui caratteristica principale è quella di unire le dimensioni corporea, mentale ed emozionale del nostro essere. La dimensione del movimento definita come essere “in stato di danza” è una forma di esperienza umana del conoscere e del conoscersi che può appartenere a tutti, nel senso che non si tratta di uno stato naturale o fisiologico, ma di uno stato che intenzionalmente mettiamo in atto. Il genere di danza a cui si fa riferimento in questo contesto è la danza educativa (o creativa).

La creatività non nasce spontaneamente, non è sufficiente fare le cose in maniera naturale, divertente e liberatoria per poter definire una danza creativa: Annamaria Testa, studiosa di comunicazione, definisce così la creatività: Creatività è dare elementi preesistenti in combinazioni nuove, che siano utili. La creatività è dunque legata e intrecciata con l’esperienza di qualcosa e non alle doti innate di una persona, non dipende dall’intelligenza, ma dalla messa in atto di procedure di tipo associativo e combinatorio, è quindi un’abilità che può essere stimolata, non nasce dal nulla, ma ha bisogno di elementi preesistenti; è un’attività produttiva, nessuno si sente felice se non è orgoglioso di ciò che ha fatto, la creatività deve quindi poter generare meraviglia e gratificazione nel raggiungimento di un risultato.

La creatività in danza, anche con i disabili, si sviluppa quindi lungo tre snodi concettuali: elementi preesistenti, procedure combinatorie, soddisfazione. Non ha lo scopo di far apprendere particolari modalità di movimento, ma di sperimentare modalità di tipo esperienziale ed espressivo: si parte dal movimento possibile e naturale di ognuno e lo si guida attraverso un processo di trasformazione creativa. Si parte da movimenti quotidiani che chiunque può eseguire traendoli dalla propria esperienza che viene accolta e rinnovata funzionalmente. Il gesto eseguito in maniera spontanea e, talvolta inconsapevole, viene osservato e riconosciuto dall’educatore che lo restituisce all’esecutore caricato di senso e significato.

Il processo circolare di esecuzione, riconoscimento e restituzione non avviene solo tra l’educatore e la persona che si muove, ma anche tra la persona e il gruppo. Lo scopo è riuscire anche a costruire una qualsiasi forma di familiarità condivisa dal gruppo, sia di movimenti comuni e quotidiani che di movimenti originali ed identitari. Lo scopo della danza nella disabilità mentale dovrebbe essere rivolto a promuovere soprattutto quella gratificazione, corporea e sensoriale, legata alla soddisfazione ed al riconoscimento di aver fatto qualcosa di personale, che non può essere di nessun altro. Mettere “in scena la diversità” significa dare dignità e cittadinanza all’identità espressiva di ognuno (cit. Franca Zagatti, in Parlare all’altra metà del mondo, Raccolta di scritti 1999-2009, Mousikè-Progetti Educativi, Bologna, 2009; pag. 125).